A Heart’s Sandbox.
A Heart’s Sandbox.
Diving Ascension.
“Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand’è, com’or, la vita?
Quando con tanto amore
L’uomo a’ suoi studi intende?
O torna all’opre? o cosa nova imprende?
Quando de’ mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d’affanno;
Gioia vana, ch’è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.”
Sogno ad occhio aperto.
Moon-day dreaming.
Her eyes like the clearest sea
As when you can see
Hosts of mermaids
Dancing for love
On its deepest end
Her smile deserving
To be kissed forever
All of a sudden
She asked me
“Then what’s love for you?”
I said I didn’t know
I said love is like a five years old girl
But now I’d answer
I might still ignore
What love is
Yet by its many names
The last one is yours.
Sweetie.
Non portano segni visibili
nè sorrisi facili
ma lo capisci subito
che sono cazzi acidi
La vita una coperta
un premio di stagione
figli di madre nobile
ma debole di cuore.
Disegnano pensieri
pure nei ristoranti
per ridurre pretese
verginità costanti
Non conoscono regole
nè linguaggi fioriti
un poco sono donne
un po’ sono mariti.
Questi poeti
non hanno sorelle
malinconici e testardi
incrocio delle stelle
con la rabbia… questi poeti
senza secondi tempi
centrocampisti
dai passaggi lenti.
Poeti in paranoia
che vanno in processione
sulle promesse fragili
del Dio delle canzoni
Sputano la pazienza
nei luridi portoni
e se ci parli troppo
si rompono i coglioni.
Questi poeti
non hanno sorelle
malinconici e bastardi
incrocio delle stelle
con la rabbia… questi poeti
dai sentimenti forti
sono più vivi
quando sono morti.
Stanno dentro una pagina
oppure nei dintorni
poeti allo sbaraglio
e sempre senza soldi
Poeti amici, poeti fidanzati
questi poeti
che annegano i pirati.
Questi poeti
che sognano un addio.
Pino Pavone - Questi poeti
Suspense. on Flickr.
Tramonto dalla Giudecca
L’altro ieri, in ospedale. Una signora di 84 anni era caduta facendosi male alla bocca e ad una gamba.
Si lamentava in continuazione. Credevo fosse grave. Non lo era. Credevo avesse gamba e braccio rotti. Non li aveva. Credevo fosse lo shock. Nemmeno.
Era sola. Mi ricordava mia madre, che si fa prendere dal panico e reagisce facendo scenate. La signora non aveva nulla. Aveva una contusione e basta. Ma non aveva nessuno che si allarmasse per lei.
C’erano persone, come me, che le parlavano, le portavano acqua e le offrivano succhi di frutta. C’era un uomo arabo che l’ha accompagnata al bagno, prendendola in braccio. Solo che non aveva nessuno che si allarmasse per lei.
Quando si è vista la blusa bianca macchiata ha detto: “I g’ha ‘na furia de scampar, el sangue!”. Quando ha storto il naso sentendo parlare arabo nella sala d’aspetto, ha detto: “e chi xe ‘sti altri, no va mica bene sa’, xe l’invasione”, le ho risposto con un tono di voce quasi oracolare, come mi viene ogni tanto, un tono calmo e caldo: “va bene, sì, va molto bene, invece”.
Appena l’arabo l’ha rimessa sulla sedia a rotelle, si gira con lo sguardo di chi ha appena capito che 5 x 1 fa sempre 5: “No basta mica una vita sola, per capire, sa’!”
Son desto
Sì, non sto ancora
Sognando.
Mi vergogno, sì
Di tutto quanto
Di questa notte
E di tutte le altre.
Ghe Gèra Qualcoxa
Che non ero io
Che sono stato io
Sì, ma dopo
Per tanto tempo, sì
Ma non abbastanza
Ora sto attaccato
Vivo attaccato
Ad un tubo
Un’isola
Un vaporetto ogni
10 Minuti
Di giorno
Di notte
Ogni tanto
Aspettando assieme
Agli stranieri
I meglio stranieri
Certo
Non quelli
Veri
Ma quelli attaccati
Quelli con i paraocchi
Con i vestiti da sera
Portati come tute da ginnastica
Quelli con l’accento della
California del nord
NoCal
No no
No
Non dove vorrei essere
No di certo
No
Ma dove la mia protesi
È stata inventata
E progettata
E costruita
E levigata
E fatta lepos
Fatta di lepos freddo
Seriale
Discreto
Un’isola non più lontana
Diversa da tutto
Come la mente che deve
Avere inventato quegli
Ordigni, quell’orrore
Degli ospedali
Quei congegni
Puliti, pulitissimi
Ma mai, mai buoni
Quelle piccole cose
Sui carrelli
Addosso ai letti
Brutti, cattivi
Inumani
Sui tubi
Che continuavano
Dentro al corpo
Di mio padre.
Cose in più
Che non c’erano mai servite
Né mai avremmo chiesto
Di usare
Per pudore
Per gusto
Per pietà
C’è ancora il taglio
Sotto il telefono
Sotto il pollice
Che mi feci
Quando tu mi chiamasti
Ed io non seppi fare
Altro che incidermi
La carne con le
Chiavi
Nel braccio
Nel petto
Ancora e
Ancora
E ancora.
BAM!
~300€ in libri uni.